Visto che in queste settimane è esploso il tema ambientale, non potevo certo sottrarmi dal dire due paroline sull’argomento, cercando di tirarmi fuori dal mare di banalità che si sentono ultimamente. Mi ha ovviamente demoralizzato vedere come molte persone siano, nonostante i dati scientifici, ancora contrarie all’idea di fare qualcosa per cambiare, probabilmente con la paura di dover rinunciare ad alcuni dei lussi che ora possiedono. Allo stesso modo mi ha fatto cadere le braccia sentire le interviste ad alcuni di quelli che erano scesi in piazza per provare a cambiare le cose: ignoranza, disinformazione, superficialità. Che sono gli stessi ingredienti di molti dibattiti online e non solo, con gente che odia le auto elettriche perché parte di chissà quale piano segreto o che inneggia a comportamenti virtuosi con lo stesso entusiasmo dei terroristi religiosi e con lo stesso fumo negli occhi perché se interrogati sull’argomento non ne sanno nulla.
Ci tenevo quindi a fare un paio di esempi per mostrare come spesso i problemi legati ad inquinamento e consumo di risorse del Pianeta non siano sempre evidenti nella nostra vita quotidiana.
Quando si parla di risparmio idrico viene in mente a tutti quella classica lista di consigli, assolutamente valida, ma anche terribilmente inutile se confrontata con altri problemi numericamente ben più rilevanti.
Un esempio? Chiudere l’acqua mentre ci si lava i denti. Una buona abitudine, certamente, ma resa del tutti vana dal piatto di carne consumato pochi minuti prima: se il comportamento virtuoso al lavandino produce un risparmio di circa 1,5 litri d’acqua, un chilo di carne di manzo ne consuma circa 15.000 litri, tra produzione trasporto e altro. Il che significa che una normale bistecca è sufficiente a vanificare l’impegno quando ci si lava i denti di circa uno o due anni, supponendo di farlo 3 volte al giorno. E non parlo di dieta vegana, ma solo di una riduzione di consumo di carne, nemmeno troppo significativa, per ottenere benefici su scala globale molto importanti.
Il secondo esempio che volevo fare è su un altro tema di cui sento parlare pochissimo, ovvero lo stile di guida. Se si parla di consumi delle automobili e del loro inquinamento, tutti si scannano su gpl vs metano vs elettrico vs benzina vs idrogeno vs automobile dei Flintstones. E mai nessuno che parla di cosa ci si fa con i veicoli, cosa che si traduce in pessime abitudini come quella di tenere tutto acceso al casello, pratica tra l’altro sanzionabile.
Un dato che non si considera mai è la velocità massima: anche recentemente si è nuovamente parlato di innalzare o rimuovere i limiti autostradali, seguendo il pessimo esempio delle Autobanh tedesche, e il dibattito tra pro e contro è sempre sul tema della sicurezza. Per carità, la sicurezza è importante, ma non va certo sottovalutato un altro tema, ovvero quello legato ai consumi: secondo la logica dell’uomo della strada, se io vado più forte il motore consuma di più perché sottoposto a un maggiore sforzo, ma impiego meno tempo per arrivare a destinazione, il che finisce per equilibrare le cose.
Il problema è che non tutto è così automatico come potrebbe sembrare a prima vista: a differenza del tempo impiegato, il consumo di carburante non varia in modo direttamente proporzionale alla velocità, quindi se è vero che usare l’auto mezz’ora inquina la metà rispetto ad un’ora completa, dire che andare a 50 all’ora consuma la metà rispetto ai 100 all’ora è completamente sbagliato. Il motivo principale è dovuto alla resistenza aereodinamica, che cresce esponenzialmente rispetto alla velocità, e non in modo lineare. Il che quindi ha effetti ancora più marcati sul passaggio dai 130 ai 150 km/h proposto da alcuni (e già attuato su alcune tratte).
Questo andrebbe considerato all’interno del dibattito, soprattutto ora che tutti corrono a riempirsi la bocca di green, ma sono gli stessi di ieri e non hanno certo studiato tutto in una notte.
Perché informarsi costa fatica, quasi quanto cambiare davvero le cose.