Si dice spesso che in politica, ma non solo, non bisogna cadere in discorsi troppo ideologici perché così si rischia di perdere il contatto con la realtà (e con l’elettorato). Quello che sta accadendo negli ultimi anni, però, è l’esatto opposto: ci si perde in discorsi troppo semplicistici, troppo vincolati a numeri ridotti, esempi limitati e piccole realtà territoriali, allontanandosi da un’ideologia e quindi da un cammino coerente e sensato. Il risultato è quel che vediamo quotidianamente: continui dietrofront, contraddizioni e dibattiti attorno a semplici luoghi comuni, ai problemi dei singoli e ai dettagli insignificanti.

Si gioca al tiro alla fune con poche manciate di migranti e il dibattito nazionale si cementa attorno a una sola nave per settimane, mancando completamente il senso della questione e cioè che di navi e persone ne arrivano decine, centinaia, migliaia all’anno. Volete dirmi che ogni volta si deve fermare il Paese per assistere a questo scontro tra tifoserie, sapendo tra l’altro che è tutto inutile perché nel giro di un paio di giorni ci si ritroverà di nuovo al punto di partenza?

Un altro esempio: l’ormai leggendario dibattito sulla Torino-Lione.

Ora che abbiamo tra le mani anche la mirabolante analisi costi-benefici ci tenevo a sottolineare un paio di aspetti. Vedo che ovunque si parla di cifre, che oscillano a seconda della fazione che le acclama: la Torino-Lione è una grande opera ed è normale che ci siano costi molto elevati e molto difficili da prevedere, è sempre stato così ed è tutt’ora così anche per molte altre grandi opere italiane e non. Com’è che improvvisamente vogliamo infilare a forza la scienza in un discorso che è impossibile ingabbiare all’interno di certezze granitiche?

Anche il livello di precisione che viene richiesto è totalmente insensato: il dibattito ruota attorno alla manciata di minuti che si risparmierebbero, come se un quarto d’ora in più o in meno facesse davvero la differenza, ma mai interrogandosi sul senso più ampio del progetto e sulle migliaia di altri aspetti coinvolti, anche perché spesso chi parla non ne avrebbe la competenza tecnica. Il Ministro dei Trasporti che parla di buco nella montagna e di merci sparate a velocità inventate da lui sul momento come se fosse al bar con gli amici è solo la punta dell’iceberg di questo fenomeno.

E la verità è che non c’è un confine preciso: non è che tale opera avrà senso se pagata 5 miliardi mentre diventerà improvvisamente sconveniente a 5 miliardi e 10 centesimi. Il confine è molto più labile e soprattutto nessuno può prevedere il futuro al punto da produrre dati e stime così mirate.

Al contrario la politica, i media e l’opinione pubblica dovrebbero interrogarsi e dibattere attorno a temi più sensati, quali ad esempio: vogliamo davvero puntare sul trasporto ferroviario? Conviene? Inquina davvero di meno? Migliora l’economia e la qualità della vita della nostra comunità?

Se le risposte a tali domande dovessero essere principalmente dei sì, la Torino-Lione non sarebbe che un piccolo tassello all’interno di un progetto molto più ampio, basato su un’infrastruttura ferroviaria completamente rinnovata, su incentivi al settore, acquisto di nuovi treni e maggiori tassazioni e restrizioni sul trasporto stradale.

Ma sono cose che si vedranno tra decenni, che costano molto e troppo ampie e ideologiche per farci un titolone da prima pagina che sposti l’elettorato.

Quindi avanti così, un bel tiro alla fune su temi assolutamente marginali.