L’equazione è una delle più dirette e ripetute a gran voce, quasi più del classico Clandestini=Delinquenti, ed è allo stesso modo priva di fondamento.
Parlo di quando si associano la tecnologia e l’uso dei social alle fasce di età più giovani della popolazione, con discorsi e argomentazioni spesso interessati a screditare, più che a valorizzare o semplicemente osservare il fenomeno.
Una delle lacune di fondo è che spesso, anche giustamente, chi si occupa di scrivere articoli o di parlare in televisione tende a dare la sua visione, limitata a quella che è la sua esperienza del fenomeno.
Se si sta discutendo di un incidente ad una centrale nucleare si cercherà l’opinione di qualche esperto in materia e si tenderà a dare meno rilevanza ad un opinionista estraneo al settore. Ma se si parla di internet? Non esistono dei veri e propri “esperti di internet”, tutti usiamo la rete e ciascuno ne conosce solo una minima parte, plasmata da quello che è il suo personale modo di affacciarvisi.
Molti fenomeni del web sono spesso indicati come giovanili dai media tradizionali, tipicamente poco popolati da persone effettivamente giovani, il che genera un’evidente distanza e incomprensione di fondo sulla quale si fonda tutto il resto dei discorsi. Che ricadono in evidenti stereotipi, spesso infondati e spesso denigratori.
Sì, parlare di ragazzini sui social aveva senso qualche anno fa, ma ora? Ora dipende dai social e, in generale, dipende da come si affronta l’argomento.
Gli articoli che leggo solitamente prendono in considerazione Facebook, Twitter e WhatsApp come esempi classici di social network, indicandoli come i più usati e commettendo l’errore di credere che questo li elevi a standard del settore.
Se è vero che Facebook è sicuramente il più popolato, c’è anche da dire che la maggioranza dei suoi utenti ha oltre 40 anni e paradossalmente le fasce più giovani sono anche quelle meno attive sulla piattaforma. Discorso analogo per Twitter, network popolato da politici e opinionisti, più che da teenager, e WhatsApp che sta sempre più diventando un agglomerato di spam, con una funzione sempre più simile a quella che tempo fa avevano le e-mail.
Insomma, giovani e giovanissimi su internet esistono, ma spesso sfuggono a quelli che sono i meccanismi dei social più conosciuti. Ormai internet e i social sono distribuiti abbastanza equamente tra le varie fasce d’età, ma ciascuno ha un approccio profondamente diverso: sentire in televisione che gli adolescenti sono a caccia di like su Facebook per potersi sentire realizzati, beh…
Ai miei occhi questo sembra quasi uno sfogo di un adulto che non ha ben compreso come si usa la piattaforma o che è egli stesso schiavo di questa continua ricerca di pollici, commenti ed effimera socialità.
E se proprio qualche ragazzino dovesse fare lo stesso, probabilmente avrà imparato da lui.