Nessuno prevede il futuro, e questo dovrebbe bastare per avere chiara una cosa: non esiste una risposta giusta e una sbagliata quando si parla di opere come la Torino-Lione, perché si tratta di investimenti, quasi di scommesse, di cui nessuno conosce l’esito.

Si può però parlare di vantaggi e svantaggi attualmente conosciuti, che possono portare a propendere più verso un’approvazione o più verso una cancellazione dell’opera.

Il che genera due liste infinite di argomentazioni, a favore o contrarie al progetto, tra le quali troviamo tanti ragionamenti sensati, ma anche tante cose su cui non sono d’accordo.

Ad esempio, uno dei temi più enfatizzati dai favorevoli al Tav è quello dell’occupazione: i cantieri creano lavoro, che crea benessere e sistema molte famiglie.

È un ragionamento che non ha senso, perché lo scopo di questi cantieri è creare infrastrutture utili alla collettività, non dare uno stipendio a qualche centinaio di persone.

Secondo questa logica dovremmo cementificare e distruggere l’intero pianeta, pur di non avere disoccupati, ma fortunatamente questo avviene solo in casi particolari, spesso legati ad attività illegali, non rappresenta la norma.

Anche perché a fronte di investimenti enormi, la ricaduta occupazionale è relativamente modesta e sicuramente limitata a una piccola regione geografica.

Se il fine delle grandi opere fosse solo quello di migliorare il tenore di vita delle famiglie di chi ci lavora, sarebbe molto più efficace distribuire direttamente i soldi in stile Reddito di Cittadinanza, senza lasciare dietro di sé mastodontici ecomostri in eredità alle future generazioni.

Diciamo che nella realizzazione di un’opera pubblica la positiva ricaduta occupazionale è certamente un effetto collaterale desiderabile, ma che non dovrebbe essere elencato tra i benefici dati da tale cantiere. Il resto è slogan.

Dalla parte opposta troviamo chi critica il progetto della Torino-Lione per un altro aspetto economico: secondo l’analisi costi-benefici e secondo molti pareri l’opera sarebbe economicamente in perdita, non in grado di rientrare nell’investimento in tempi umani.

E anche in questo caso secondo me si perde di vista il senso del realizzare infrastrutture: il fine dev’essere quello di servire la popolazione, non certamente quello di generare profitto.

Trovo scontato che la maggior parte dei servizi offerti dallo stato sia economicamente insostenibile, ma questo non impedisce certo di costruire ospedali, scuole e caserme dei vigili del fuoco, tutte strutture che non generano incassi, ma che per lo Stato rappresentano delle spese utili a tutti.

Insomma, credo che il punto all’interno del dibattito non sia essere favorevoli o contrari, ma argomentare in modo chiaro, tranquillo e soprattutto ragionato le proprie posizioni, senza perdere di vista gli aspetti centrali della vicenda.