Sicuramente, scorrendo nella vostra home di Facebook o nel feed di Instagram, vi sarà capitato di imbattervi in qualche post sponsorizzato, dall’aspetto del tutto simile ai contenuti creati dai vostri amici, ma prodotto da qualche pagina o azienda allo scopo di fare una campagna pubblicitaria.
Spesso si tratta di aziende locali, come la panetteria del paese, o di prodotti che potrebbero essere stati provati da qualcuno dei vostri amici o ancora che possano corrispondere ad alcuni dei vostri interessi.
Fino a qualche tempo fa non era molto chiaro in base a cosa Facebook e Instagram facessero la selezione degli utenti, se non a chi gestiva queste campagne e aveva accesso a tutta una serie di parametri da selezionare: io stesso ho provato, senza poi finalizzare effettivamente l’acquisto, a testare le possibilità offerte dal social con piccole cifre, tra i 5 e i 50€, e devo dire che c’è davvero l’imbarazzo della scelta. È possibile stabilire che raggio d’azione avrà la campagna, scegliere in base agli hobby dichiarati dagli utenti, scegliere il pubblico in base a sesso, fasce d’età, pagine seguite, squadra di calcio preferita e molto altro. Ora, grazie alle norme europee sempre più attente alla privacy e ai diritti degli utenti, Facebook ha dovuto specificare sempre più come funzionano questi meccanismi.
Il risultato è un’opzione, a dire il vero non troppo visibile, presente in ogni post pubblicitario di Facebook, chiamata “Perché visualizzo questa inserzione?”. Chiunque ora può vedere che l’inserzionista ha scelto di far vedere tale pubblicità a certe categorie di cui lui fa parte, quale età e zona geografica è interessata dalla campagna e quali interessi personali hanno collegato l’utente e il prodotto. Ma non solo: è anche possibile visualizzare e modificare le categorie in cui si è inseriti.
Io stesso, che con il mio profilo privato uso davvero poco il social, sono rimasto stupito da quante e quali categorie mi fossero state assegnate, alcune con relativa precisione, altre in modo più approssimativo, ma immagino che chi utilizzi frequentemente Facebook e abbia offerto alla piattaforma più informazioni personali sia profilato in maniera molto più chirurgica.
Tra le tante info raccolte da Facebook su di me ce ne sono alcune che ci tengo a citare a titolo d’esempio: la prima ad avermi colpito è stata “amici tifosi di calcio”, che spiegava come mai avessi trovato alcune pubblicità su prodotti sportivi senza esserne effettivamente interessato.
Credo che in mancanza di interessi miei Facebook abbia pensato bene di usarmi come tramite verso altri amici commercialmente più interessanti, magari sperando in un passaparola da parte mia. E se lo fanno significa che su larga scala la strategia è vincente.
Ovviamente tra le categorie ci sono quelle legate al mese del compleanno, al fatto che uso uno specifico modello di iPhone, al fatto che accedo a Facebook talvolta sotto wifi, ma spesso sotto rete 4G.
Non mi aspettavo però che Facebook sapesse che recentemente ho fatto un cambio di operatore telefonico, cosa che mi ha portato ad essere incasellato nelle due categorie “recente cambio di operatore telefonico” e soprattutto “potenziale cambio di operatore telefonico”. Insomma, anche in base a come uso il mio dispositivo, Facebook decide che potrei essere un buon cliente per questa o quella compagnia.
Come dicevo è possibile, oltre a visualizzare le proprie categorie, anche modificarle, decidendo di sottrarsi a un dato etichettamento e limitando cosa la piattaforma conosce di noi. O meglio, limitando, tra le cose che conosce di noi, cosa gli è concesso utilizzare ai fini di una pubblicità più mirata.
Il che non vuol dire che vedremo meno inserzioni in futuro, ma che saranno più generiche o che, nel caso in cui ci troveremo di fronte a qualcosa che sembra davvero pensato per noi, saremo almeno un po’ più preparati e informati sul perché.