Nella prima parte di questo articolo in due puntate mi sono concentrato su quello che è l’aspetto tecnico della guida, legato alla sicurezza del singolo mezzo e alla consapevolezza degli strumenti di bordo per chi si mette al volante. Ma saper guidare vuol dire solamente essere in grado di condurre il veicolo dal punto A al punto B senza incidenti? Conoscere il significato dei bottoni, delle leve, delle spie luminose, e dei segnali è sufficiente per ottenere una Carta di Circolazione? La risposta, di fatto, è un sonoro sì, al quale personalmente aggiungerei un “ma è sbagliato che sia così”. In questa seconda parte pensavo infatti di concentrarmi su un secondo aspetto della guida dei veicoli caratterizzato da fattori e conseguenze più sottili, che non riguardano solamente il singolo utente nel suo abitacolo, ma il sistema e la società più nel loro complesso. Per carità, trovo assolutamente corretto che il primo pensiero e il principale sforzo quando si parla di guida siano rivolti verso la massima sicurezza possibile, ma questo non dovrebbe escludere l’impegno e l’interesse anche verso altre direzioni. Una su tutte la tematica ambientale. Le automobili inquinano, i trasporti in generale inquinano, alcuni in maniera più rilevante di altri, e ci sarebbe da discutere per ore sullo squilibrio enorme tra veicoli su gomma, aerei, treni e navi da crociera, così come sulle varie categorie dei motori, sullo standard europeo di classificazione (i vari Euro 6, Euro 5, eccetera) e sul tipo di combustibile. Ma ciò di cui non si parla mai è quanto incida sui consumi e sull’inquinamento lo stile di guida, il modo con cui questi strumenti vengono utilizzati. O meglio: se ne parla, ma sempre come qualcosa di astratto, di lontano, con ben poche applicazioni nella realtà, come un dettaglio per pochi fanatici. Osservando i dati statistici, però, ci si rende conto che il tema meriterebbe qualche attenzione in più: praticamente tutte le fonti scientifiche concordano sul fatto che lo stile di guida può incidere anche per il 30% di quelli che sono i consumi di carburante e le relative emissioni. Un terzo del totale, una differenza enorme anche se dovessimo limitare lo sguardo al nostro Paese, dove circolano quasi 40 milioni di veicoli: se tutti guidassero in maniera efficiente sarebbe come avere 10 milioni di camion e automobili in meno per le strade, mica un dettaglio da poco. Un ulteriore 35% dell’impatto sui consumi deriva dal sistema di riscaldamento/ raffreddamento dell’abitacolo e in particolare dall’impianto dell’aria condizionata: non dico di viaggiare al freddo in inverno o di cuocere in estate, ma che c’è da tenere conto che ogni grado in più (o in meno) forzato artificialmente è un bel sacrificio che andrebbe valutato con attenzione. La lista di consigli pratici potrebbe essere molto lunga e va dal banale “spegnere il motore quando ci si ferma” a consigli più specifici su come dosare la pressione sul pedale dell’acceleratore, come prevedere l’andamento del traffico, della rotazione del verde ai semafori noti, l’esatto intervallo ideale di giri-motore per le singole marce, fino a come gestire l’aerodinamica del veicolo (ricordando che anche questo non è un dettaglio da poco, dato che la resistenza all’aria aumenta con il quadrato della velocità, quindi può anch’essa arrivare ad incidere sensibilmente sui consumi e sulle emissioni). Lo scopo di questo articolo, però, vorrebbe essere un altro, ovvero innescare una riflessione più generale, sul fatto che questa serie di comportamenti virtuosi è assolutamente di dominio pubblico, ma non è in alcun modo richiesta alla guida, né tantomeno risulta spontanea nella vita quotidiana. Parliamo di azioni che hanno un impatto enorme sui volumi di traffico, sull’inquinamento del pianeta e sulle vite di tutti noi, ma che sono comunque delegate alla buona volontà del singolo utente, alla sua intraprendenza, alla sua capacità di vincere la pigrizia. Nel 2019 che da poco si è concluso, l’infrazione più multata, dopo l’eccesso di velocità, ha riguardato l’uso delle cinture di sicurezza: ripeto che sono ovviamente d’accordo sull’importanza di tali dispositivi, ma trovo comunque curioso che lo Stato si attivi in modo così efficace per impedire al singolo cittadino di farsi del male, ignorando invece molti dei comportamenti che danneggiano la collettività nella sua interezza. All’esame della patente si insiste molto sull’abilità nel parcheggiare l’automobile, ma non si fa alcun accenno sui temi ambientali e su quanto il traffico sarebbe più efficiente se i guidatori rispettassero, oltre alle regole, anche una serie di standard, di riferimenti comuni a tutti. Per come la vedo io c’è qualcosa di sbagliato in tutto questo, la guida dei veicoli privati viene ancora molto sottovalutata e la libertà dei singoli utenti di potersi informare e comportare come sarebbe giusto fare non è sufficiente. Ci si accontenta di alcuni piccoli traguardi, come la riduzione della mortalità grazie alla diffusione degli air-bag, perché affrontare davvero il problema sarebbe troppo faticoso, economicamente dispendioso e molto impopolare. Prima o poi molte di queste questioni saranno comunque affrontate, che lo si voglia o no, e nel caso più estremo state comunque tranquilli che presto guideranno i software in autonomia: a loro potremo imporre di essere attenti, di non addormentarsi al volante, di essere green e persino di coordinarsi con gli altri. Insomma, di fare ciò che noi umani ancora non siamo in grado (o non abbiamo voglia) di fare.