Quando si parla di peso dei file, tutti noi pensiamo istintivamente alla loro versione reale: i documenti vengono visualizzati come fogli stampati, le foto come la loro espressione su carta lucida, i video come a delle cassette di plastica con arrotolati all’interno dei nastri magnetici, la musica come a dei cd o, per i più appassionati di vintage, immaginandosi i cari e vecchi vinili.

E questo, nell’era del digitale, trae pericolosamente in inganno il nostro istinto, il nostro senso della proporzione, generando equivoci e portandoci a commettere errori. Il problema spesso emerge quando lo spazio di archiviazione tende ad esaurirsi, che sia sul cellulare, su un computer o su qualsiasi altro dispositivo: finché c’è posto in pochi si preoccupano di fare pulizie o di tenere in ordine, mentre quando compare un qualsiasi messaggio di errore scatta il panico e si perdono quella poca lucidità e razionalità rimaste. Questa è la prima grande differenza rispetto al mondo reale, dove magari si continua per pigrizia a rimandare la fatica di dover mettere a posto il guardaroba o il salotto, ma si è ben consapevoli della necessità di farlo, molto prima di arrivare a una situazione limite.

Questo perché il disordine materiale è molto più evidente già a colpo d’occhio, mentre quello digitale è più difficile da comprendere dato che siamo meno abituati ad averci a che fare e, nonostante esistano da decenni le interfacce grafiche, rimane comunque un concetto piuttosto intangibile e astratto.

Forse sarà anche la consapevolezza di poter spazzare via tutto con un semplice click sul pulsante di reset a farci immaginare il caos informatico come meno grave di quello fisico, ma bisogna ricordare che tale minaccia viene raramente messa in pratica, visto il terrore (legittimo) di perdere dati personali che in fondo tutti noi abbiamo.

Insomma: le pulizie, anche digitali, servono, sono ugualmente lunghe e laboriose e andrebbero effettuate costantemente, per non ritrovarsi di fronte a un’impresa inaffrontabile quando ormai sarà troppo tardi.

Quindi perché quasi nessuno lo fa? Si tratta solamente di pigrizia? Penso che un altro dei motivi sia la scarsa cultura riguardo al peso, al formato e alla gestione dei file e degli archivi.

Si tratta di uno di quegli ambiti dell’informatica con cui tutti hanno a che fare quotidianamente, ma per cui non esistono corsi, tutorial, nemmeno la reale consapevolezza che ci sia effettivamente qualcosa da imparare. Ciascuno agisce piuttosto a caso, da autodidatta, commettendo continuamente errori e non accorgendosene mai.

Proverò a spiegarmi con qualche esempio. Partiamo dalle cartelle d’archivio: in un ufficio reale si tratta di scaffali, con i loro ripiani colmi di scatoloni, contenenti faldoni, contenenti a loro volta delle cartelline di cartone o dei raccoglitori ad anelli, con numerose buste di plastica e numerosi fogli per ogni busta.

Bene: così appare evidente la struttura gerarchica, a Matrioska, dove i contenitori più grandi e importanti stanno in cima a questa sorta di catena alimentare di documenti. Come sono invece le cartelle sul computer? Tutte identiche nell’estetica, tutte allo stesso livello logico, con la possibilità di racchiuderne infinite una dentro l’altra, o in strutture ad albero dalla complessità gargantuesca, mostrando magari sul desktop solamente un piccolo simbolino, che nulla lascia intendere di cosa (e quanto) ci possa essere all’interno. Puro astrattismo. Passiamo al nome dei documenti: nel mondo reale o non ce n’è bisogno perché esso è deducibile direttamente guardandoli, oppure è stato assegnato da un umano, che ci ha quindi pensato su, per cercare di dare il nome più sensato possibile.

In un computer i file tendono a moltiplicarsi fino a raggiungere un numero ingestibile; se parliamo di testi scritti da un utente, il nome sarà quello deciso al momento del salvataggio del documento, ma se guardiamo invece alle fotografie scattate con una macchina digitale, ad esempio, le cose si fanno più complicate: il codice alfanumerico spesso non significa nulla, serve solo a metterle in ordine per la macchina, ordine che per noi umani è tutt’altro che utile. Considerando che nessuno si metterà mai a rinominare ogni singolo file presente sui propri dispositivi, tenendo conto anche di copie e collegamenti, questo ci porta alla situazione caotica che molti hanno ben presente: un calderone di decine di migliaia di sigle, numeri e targhe di automobile, anonimo e confusionario. L’incubo più nero se per sbaglio dovremo fare una ricerca mirata. Per finire: formato e peso.

Nel mondo reale vale l’esempio fatto in apertura: per ogni documento è automatico capire di cosa si tratta e quanto spazio occupa, semplicemente guardandolo o toccandolo. Si sa con che macchinario leggerlo, se ne serve uno specifico, si può stimare quante foto mancano per riempire tutte le buste di un album e quanti album può contenere uno scaffale. Si sa che un foglio A4 occupa sempre quei 21 × 29.7 cm, qualsiasi cosa vi sia stampata sopra, da una serie di parole a una foto a colori o in bianco e nero. Nel mondo digitale il peso dei documenti non è così immediato: da un lato ci aiuta il fatto che viene indicato in byte di fianco, quindi è possibile confrontare ogni singolo file, di qualsiasi tipo, ma dall’altro lato abbiamo una gamma di possibilità che si estende enormemente e che è difficile visualizzare nella propria mente.

Documenti che sembrano simili nella realtà, come ad esempio parole scritte e immagini, hanno differenze di svariati ordini di grandezza nel mondo digitale, con alcuni contenuti multimediali che da soli possono arrivare ad occupare lo spazio (virtuale) di centinaia di migliaia di fogli di testo, tonnellate e tonnellate di carta, qualcosa di inimmaginabile. Il tutto magari contenuto all’interno di una piccola chiavetta usb, leggera, più che tascabile, ma dal peso enorme. Come fare, quindi, a non affogare in questo mare di informazioni? Ci vuole un bello sforzo mentale, per obbligarsi ad uscire dalla routine di pensiero, per immaginare questi mondi che sono e non sono reali in base a come li guardiamo.

E bisogna “studiare”, o almeno leggere con attenzione, chiedersi il significato delle sigle, dei formati, chiedersi il perché certe funzioni sono state pensate in un certo modo. Ah, e ovviamente ricordare di fare le pulizie, ogni volta che si può!