Vorrei iniziare con un breve gioco. Relax, happy end, weekend, smartphone: quali di queste parole sono inglesi? Siete tentati di dire “ovviamente tutte”? Ebbene solo weekend e smartphone si possono considerare parole inglesi, o meglio ancora anglicismi.
Ora è il momento di spiegare cosa sono relax e happy end, ma prima ancora definiamo gli anglicismi. Gli anglicismi sono parole o espressioni che hanno una forma inglese riconoscibile (ortografia, pronuncia,...) e sono accettate come elementi del vocabolario della lingua italiana. Per rendere ancora più chiaro il concetto, sono tutte quelle parole, come smartphone e weekend, che dal loro suono e dalla loro grafia comprendiamo essere parole inglesi e che tuttavia utilizziamo normalmente in una frase italiana come “Non vedo l’ora che arrivi il weekend per andare al cinema”. Ora sarà più facile comprendere cosa sono happy end e relax. Si tratta di falsi anglicismi, ovvero parole o espressioni che hanno una forma inglese riconoscibile (ortografia, pronuncia,...) e che sono accettati come elementi del vocabolario della lingua italiana anche se non esistono o sono usati con un significato completamente diverso in inglese. Se in una frase inglese venisse inserito un falso anglicismo, il parlante madrelingua inglese non sarebbe in grado di comprendere quella frase. Si può dimostrare facilmente con un semplice test. Prendiamo la frase “Hai mai letto un romanzo con un happy end?”, che in italiano è perfettamente comprensibile per maggior parte dei parlanti italiani, e traduciamola in inglese “Have you ever read a novel with a happy end?” e proponiamola ad un parlante madrelingua inglese. Questo probabilmente penserà che non conoscete bene l’inglese o abbiate avuto una svista e riformulerebbe la frase così: “Have you ever read a novel with a happy ending?”.
I falsi anglicismi sono parole che stanno in mezzo alle due lingue, non essendo né totalmente inglesi né totalmente italiane. Tuttavia una domanda che sorge spontanea è: perché si creano i falsi anglicismi e chi li crea? Pensate ci sia una risposta chiara e definitiva? Eh no, mi dispiace: nemmeno i linguisti concordano su quale sia il motivo di tale fenomeno. Alcuni suggeriscono che i falsi anglicismi nascano da una scarsa conoscenza dell’inglese, altri invece sostengono che sia necessaria un’ottima conoscenza dell’inglese per produrre falsi anglicismi, altri ancora sostengono che sia dovuto all’uso dell’inglese tra parlanti non madrelingua inglese (un francese e un tedesco che per lavoro parlano in inglese tra di loro) e infine altri sostengono che queste parole nascano da parlanti italiani con una scarsa conoscenza dell’italiano.
Più certa è la motivazione psicologica e sociologica che si trova dietro ai falsi anglicismi: le parole inglesi suscitano fascino nei parlanti italiani e chi li usa assume agli occhi della società autorevolezza e competenza. Questa è la stessa motivazione che c’è dietro agli anglicismi e ai prestiti da ogni lingua straniera verso l’italiano. Quando un ragazzo dice ad un suo amico “Oggi il mister ci ha fatto correre per tutto il campo”, cerca di mostrarsi competente nel linguaggio sportivo. Sebbene in inglese l’allenatore sportivo si chiami coach, in italiano il termine mister suona alla maggior parte dei parlanti migliore della parola allenatore, considerata più generica e meno adeguata.
Queste parole vengono create soprattutto nell’ambito giornalistico e, più in generale, nell’ambito mediatico, dove assume grande importanza l’effetto suscitato dalle parole nelle persone. È importante precisare che non siamo l’unico popolo a creare falsi anglicismi, è una tendenza piuttosto comune in tutti i popoli europei. In tedesco si usa la parola Handy con il significato di cellulare, in olandese una space cake è una torta ripiena di marijuana.
Tale fenomeno può essere rovesciato, con falsi prestiti dall’italiano nell’inglese: gli inglesi a carnevale lanciano i confetti. No, non le mandorle ricoperte di zucchero delle bomboniere, ma i coriandoli. Per non parlare della pepperoni pizza, dove i pepperoni sono le fette di salame. Come considerare queste parole? Sono un abominio o sono un’espressione della creatività linguistica? Dipende dai punti di vista, ma soprattutto dipende dall’effetto che queste parole hanno nella comunità di arrivo, nel nostro caso, la comunità italiana. Sicuramente parole come relax, mister, happy end sono espressioni della creatività con cui ogni parlante può prendere parole dall’esterno (o anche dall’interno della propria lingua, parlo a tutti i fan di petaloso) e crearne nuove parole per esprimersi in maniera più efficace o per dare un nome ad una cosa o ad un fenomeno nuovo. La creatività linguistica è quel che permette la sopravvivenza di ogni lingua parlata, senza di essa la lingua risulterebbe antiquata e povera.
Tuttavia va considerato anche l’intento di chi usa queste parole per risultare più credibile o più competente, con lo scopo di manipolare la visione che gli altri hanno di lui. I politici, i giornalisti, i pubblicitari sono le categorie più consapevoli dell’influenza che possono avere con una parola inglese o con un falso anglicismo. In questi giorni, a proposito della situazione di quarantena per l’emergenza Covid-19, sentiamo spesso pronunciare da politici o pubblicità le espressioni Stay safe, social distancing, smart working (in questo caso parliamo di parole effettivamente inglesi, ovvero prestiti). Tali espressioni inglesi vengono pronunciate non a favore di una creatività linguistica, ma a favore di un ben preciso intento comunicativo, ovvero suscitare nelle persone la sensazione di autorevolezza, competenza.
Perché dobbiamo affidare la sensazione di autorevolezza e competenza a parole che non sempre comprendiamo a fondo e che servono solo a far brillare chi le pronuncia senza darci un effettiva rassicurazione sulla loro preparazione?
Non si tratta di purismo linguistico o di apertura a qualsiasi parola straniera, si tratta della consapevolezza che abbiamo della nostra lingua e dell’effetto delle parole sulla nostra percezione. La consapevolezza della nostra lingua ci può aiutare a renderla più ricca e varia con prestiti o con invenzioni puramente italiane (petaloso però non mi piacerà mai) e a comprendere la differenza tra l’autorevolezza suscitata da azioni reali e quella ottenuta tramite parole considerate prestigiose.