Qualcuno di voi ha mai sentito parlare dei Chromebook? Stiamo parlando dei portatili ideati da Google, in vendita soprattutto nel mercato americano ormai da quasi 10 anni. La differenza rispetto al resto dei computer portatili sta nel sistema operativo: al posto di Windows troviamo ChromeOS, una versione di Android pensata per i computer e basata sui servizi di Google. Questo porta con sé una serie di limitazioni rispetto ai classici laptop, ma anche una leggerezza sia nel peso che nel prezzo, ottima ad esempio per le forniture scolastiche o per chi non ha troppe pretese. Ne parlo ora perché è da pochi giorni disponibile il sito italiano dei Chromebook, e con esso anche una distribuzione nel nostro mercato un po’ meno titubante (Google è famosa per lanciare prodotti e servizi solo in alcuni Paesi, per poi cambiare spesso idea e abbandonare innumerevoli progetti a loro stessi). Insomma, ora sembrano fare più sul serio, anche grazie a una maggiore maturità software e al fatto che il mondo è molto cambiato in questo decennio. Fino all’esplosione degli Smartphone, avvenuta nel triennio tra il 2007 e il 2010 due cose sembravano impossibili: fare a meno dei pc e fare a meno dei programmi scritti per Microsoft Windows, divenuti negli anni dei veri e propri standard, soprattutto in ambito aziendale (qualcuno ha detto Word? Excel? Access?). La diffusione di Windows superava il 95% del mercato, con quella nicchia di utenti Linux/ Mac confinata in un angolino troppo costoso o troppo nerd per avere una vera voce in capitolo, sostanzialmente priva di software, derisa e snobbata da tutti. Guardiamoci intorno oggi, nel 2020: i pc non sono più indispensabili, spesso per accedere ai servizi fondamentali basta uno smartphone, un tablet o comunque qualcosa di molto meno pesante di un pc, come appunto un Chromebook. Alcuni servizi, siti o programmi sono più comodamente utilizzabili da un classico pc, ma è sempre più spesso vero anche il contrario, con addirittura molti servizi che esistono solo per dispositivi mobili, come ad esempio le app delle banche o l’uso delle credenziali Spid: accedere da pc richiede un codice via sms o l’autenticazione tramite app, rendendo indispensabile avere uno smartphone a portata di mano, mentre al contrario si può fare tranquillamente a meno del computer. Stesso discorso se parliamo del software per Windows e la suite Office: in ambito aziendale il cambiamento non si vede, nemmeno all’orizzonte, ma per quanto riguarda l’utenza comune quasi più nessuno necessita di Word & Co., vista l’abbondanza di programmi più o meno compatibili, gratuiti e più semplici (uno su tutti Google Documenti, perfettamente integrato in Google Drive). In pochissimi anni l’utilizzo dei pc per visualizzare documenti, gestire file, consultare internet, si è ridotto a una minoranza e sostanzialmente rimane in vita grazie alle aziende che per ora sembrano restie al cambiamento, mentre altri sistemi operativi hanno superato Windows come numero di dispositivi nel mondo. Ormai persino iOS degli iPhone è più diffuso di Windows, ma quello che più impressiona è la diffusione di Android, installato su oltre 3 miliardi di dispositivi attivi. Parliamo in ciascuno di questi casi di sistemi operativi derivati da quel Linux nato nel 1991 e fino a ieri deriso da tutti. Lato server la percentuale è ancora più imbarazzante: al giorno d’oggi quasi il 97% dei server gira su Linux e Microsoft di fatto ha abbandonato la nave, concentrandosi sui servizi Cloud e su altri tipi di prodotto, ben più redditizi. Non sappiamo se e quando i Chromebook di Google prenderanno davvero piede, dando il definitivo colpo di grazia ai portatili Windows, ma in ogni caso la strada sembra abbastanza segnata, e possiamo dire che di fatto Linux ha resistito abbastanza da riuscire ad avere la sua rivalsa. L’insegnamento più utile però sembra essere un altro: sebbene quando si tratta di tecnologia l’umanità tenda a concentrarsi intorno ad un monopolio, tale potere assoluto non è per nulla certo nel lungo periodo e lo stravolgimento può avvenire in pochissimi anni. Per ora Linux non sembra avere ancora uno sfidante, ma nessuno può predire con certezza quale sarà il panorama tra 10 o 20 anni, nel bene e nel male.