Anno 2020: l’umanità affronta la prima pandemia globalizzata, un’esperienza meno letale della Peste di Boccaccio, ma decisamente più rapida ed estesa su tutto il Pianeta. Alcuni cittadini si spaventano e si chiudono in loro stessi, altri si organizzano in modo clandestino e protestano, altri negano l’evidenza o si affidano alla propria religione di riferimento. Ma tra le notizie più inquietanti e varie teorie del complotto, una in particolare suscita grandi risate nel mondo tech e una certa perplessità in generale: quella dei luddisti del 5G.
A dire il vero c’entra poco con il Covid (le radici di questo movimento sono più antiche), ma forse è proprio questo accostamento tra i due fenomeni il primo ingrediente dell’ironia che permea questa notizia. Fatto sta che in pieno lockdown alcuni manipoli di moderni pirati si sono uniti in piccole azioni organizzate volte ad abbattere i ripetitori telefonici, gettando taniche di benzina contro quella che credevano fosse l’infrastruttura del 5G, il loro grande nemico. Ed ecco il secondo ingrediente per la nostra torta ridicola: i luddisti, poco informati e tecnologicamente ignoranti (almeno in questo sarebbero coerenti, salvo che poi li trovi su internet a propagandare le loro idee, ma ok...) si sono ritrovati a colpire antenne che poco avevano a che fare con le reti di nuova generazione.
Insomma, sono stati date alle fiamme ripetitori del 3G e 4G, per generalizzazione o per errore. Arrivati al terzo ingrediente, però, la torta smette di far ridere: con la diffusione dei vaccini sono emerse le correlazioni più disparate tra campagna di immunizzazione e passaggio alle nuove frequenze per le antenne. Una diffidenza nei confronti di tutto ciò che risulti anche solo lontanamente scientifico che inizia a far preoccupare. Sia perché “questa gente vota” e i soliti discorsi sul fatto che “il popolo scelse Barabba”, ma anche perché, di contro, in questo clima caotico le cose vengono fatte male, da una parte e dall’altra. In un precedente articolo avevo espresso alcuni dubbi riguardo al 5G, che niente avevano a che fare con il sentimento anti-progresso di questi personaggi, ma che in un dibattito così inquinato difficilmente possono avere il loro, meritato, spazio di discussione. Insomma, non mi ripeterò a dire che il 5G è al momento sostanzialmente uno spreco di soldi per noi utenti comuni e che forse sarebbe stato più utile investire nel potenziare l’attuale rete, prima di pensare a quella successiva. Ma è indubbio che questo salto sia un ottimo incentivo alle vendite di dispositivi e al cambio di piano tariffario, nell’interesse delle aziende che operano nel settore, quindi la direzione è chiara: profitto, non servizio pubblico. E questo infastidisce, perché il sospetto che, mentre veniamo distratti da queste azioni stupide ed eclatanti, nel frattempo i controlli sulla pericolosità dal punto di vista della salute possano essere più, diciamo leggeri, viene persino a me, che al progresso ci credo. Insomma, è un discorso che potrebbe valere per tante altre grandi questioni (e qui il paragone con la situazione vaccini è più che sensato): i fanatici che vanno in giro a parlare per slogan finiscono per inquinare e sabotare lo stesso messaggio che vorrebbero portare avanti, anche quando il fondo di verità, un po’ a forza, lo si potrebbe pure trovare. Ma a noi umani piace urlare e ci divertiamo a pensarci come costantemente inseriti in grandi tifoserie; pare che questo aggiunga più pepe alla nostra quotidianità. Una quotidianità fatta di disinformazione, di discussioni inquinate sui social e di video virali su WhatsApp, ironicamente veicolati con più rapidità ed efficienza da un’infrastruttura sempre più avanzata. Ok, detta così forse un po’ ridere lo fa.