Come molte piattaforme digitali e non, anche Youtube tende tradizionalmente ad approcciarsi all’avvento del nuovo anno con una serie di riepiloghi, di introspezioni, di celebrazioni, tirando metaforicamente le somme dei 12 mesi che stanno per concludersi. È ormai diventato un appuntamento fisso da oltre 10 anni quello che la piattaforma chiama “youtube Rewind”, ovvero una video-raccolta dei momenti salienti, di ciò che è divenuto virale, dei personaggi più in vista, il tutto in una cornice ironica, giocosa e autocelebrativa. Il progetto ha acquisito via via popolarità nel corso degli anni e da prodotto relativamente di nicchia che non si prendeva molto sul serio, si è trasformato in un vero e proprio fenomeno di costume. Fino a quando, a quelli di Youtube, la bomba non è scoppiata tra le mani.
Correva l’anno 2018 e agli inizi di dicembre uscì l’ormai attesissimo riassunto di quell’anno, senza che nessuno si aspettasse cosa sarebbe accaduto di lì a poco. Stiamo parlando del video “YouTube Rewind 2018: Everyone Controls Rewind“, che già dal titolo ha fatto storcere il naso a non poche persone. In meno di 8 giorni questa raccolta ha stabilito il nuovo record mondiale di dislike, superando un video, uscito nel lontanissimo 2011, di Justin Bieber: una cosa mai vista prima. Inutile dire che al quartier generale di Youtube devono essersi messi le mani nei capelli e sospetto che siano volati insulti e forse persino qualche testa. La cosa curiosa è che se voleste andare a guardarlo ora, probabilmente non notereste nulla di diverso rispetto ai video degli anni precedenti, perché il problema non sta sulla superficie, bensì molto più in profondità. E sta molto a cuore in particolare agli utenti più affezionati della piattaforma, paradossalmente quelli a cui il video si sarebbe dovuto rivolgere.
Agli occhi degli spettatori è risultato subito più che palese l’intento di Youtube, ovvero quello di promuoversi agli occhi degli investitori e degli inserzionisti, promuovendo dei contenuti più leggeri possibile, family-friendly e auto-censurati sull’onda di un rigidissimo regolamento politicamente corretto. Sono stati quindi esclusi alcuni volti storici della piattaforma, in favore di altri emersi più recentemente e meglio inquadrati all’interno di questo schema e sono stati selezionati i contenuti adatti al pubblico più ampio possibile, al contrario degli anni precedenti in cui la scelta aveva premiato prodotti più interessanti. Il problema è che se ne sono accorti tutti, non solo all’interno di questo video, ma in generale nell’atteggiamento di Youtube stessa in questi ultimi anni, cosa che ha spinto molti a far sentire la propria voce di dissenso.
Il dissenso, le critiche, i commenti negativi, i pollici versi hanno una loro utilità: nessuno di noi vuole illudersi di vivere in un mondo fatato in cui è tutto perfetto, ideale, senza macchia. Ci sono situazioni in cui qualcosa non va per il verso giusto e spesso esprimere il proprio parere negativo è un ottimo modo per cercare di migliorare le cose.
Ci si aspetta che un video con un’alta percentuale di non mi piace verrà evitato dai futuri utenti che lo incontreranno, così che potranno scegliere di guardare qualcosa di maggior qualità, e la risposta del pubblico è fondamentale anche per chi i video li crea, così che possa dedicare le proprie risorse verso contenuti più vicini ai gusti del suo pubblico. Non dico che sia un sistema esente da difetti, ma nel contraddittorio e nella possibilità di esprimere pubblicamente e velocemente un’opinione, molti vedevano uno strumento, un potere nelle mani del popolo, per dare voce al popolo.
Passati tre anni dalla gaffe del Rewind, il 10 novembre 2021 Youtube ha diffuso un comunicato in cui annunciava la rimozione totale del contatore dei dislike da ogni singolo video, motivando la scelta principalmente in due modi: prima di tutto è stato descritto un pericoloso scenario in cui i non mi piace sarebbero potuti essere usati impropriamente, per prendere di mira, attaccare e bullizzare alcuni giovani youtuber, creando un clima d’odio e di violenza. Praticamente nessuno si è bevuto la spiegazione, considerando che è rimasta la possibilità di scrivere commenti, potenzialmente molto più offensivi di un pollice girato dal lato sbagliato, e sono stati molti i canali, anche molto seguiti e autorevoli ad avanzare il sospetto che fossero più che altro le aziende a temere il dissenso, facilmente traducibile in cattiva pubblicità.
Il secondo motivo dietro al quale Youtube si è riparata per giustificare questa scelta impopolare è stato che gli altri social e le altre piattaforme, come Facebook e Instagram ad esempio, non hanno mai avuto un modo per giudicare negativamente i contenuti: si può solo decidere di esprimere un giudizio positivo o rimanere in silenzio. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: Instagram ha la nomea di “posto felice ma tremendamente finto”, mentre Facebook è noto per essere un covo di persone arrabbiate, rancorose, costantemente impegnate in discussioni inutili, velenose e insopportabili; uno sfogatoio, per non dire di peggio.
Insomma, agli utenti di Youtube quell’equilibrio non dispiaceva affatto e la possibilità di mettere non mi piace era considerata da tutti come una peculiarità positiva della piattaforma, uno dei suoi elementi caratteristici e una delle difese dai difetti che caratterizzano altri luoghi dell’internet. Molti hanno espresso le loro perplessità e la paura che nel lungo periodo tutto tenderà ad uniformarsi e ad appiattirsi verso il basso, dando vita a fenomeni peggiori di quelli che il sito si era impegnato a combattere. E la nota ironica di questa vicenda è che è stato possibile esprimere questo dissenso solamente all’interno dei video, anche da parte di alcuni degli esponenti più celebri della piattaforma, e tramite commenti molto lunghi e articolati, da parte di numerosi spettatori. Ma non tramite i non mi piace, che ora rimarranno solamente una storia, una leggenda della rete, il ricordo di un’epoca d’oro che fu.