Per caso qualcuno di voi possiede una stampante HP? Immagino che, come tutti, abbiate acquistato la macchina, comprensiva delle cartucce di inchiostro e quando ne avete necessità riempite l’apposito vano con dei fogli di carta, stampate quanto volete e una volta esaurite le cartucce le andate a sostituire con altre cariche di inchiostro, no? Bene: sapevate che esiste un servizio in abbonamento che vi consente di pagare una cifra fissa mensile e di ricevere le ricariche a casa in automatico ogni volta che la stampante si accorge di essere vicina all’esaurimento dell’inchiostro? Non stiamo parlando di una soluzione per uffici di grandi dimensioni, anzi: il Piano Base parte da 99 centesimi di euro al mese ed è pensato esplicitamente per le stampanti domestiche, laddove si preveda di utilizzarle relativamente di rado. Questo servizio si chiama Instant Ink e appunto promette un futuro in cui nessuno si troverà mai più a corto di inchiostro. Chiaramente non si tratta di un “All You Can Eat” delle stampanti, nel senso che ovviamente le stampe non sono certo illimitate e questo spiega il perché esista un Piano Base ed altri dal prezzo crescente, con limiti più ampi. Per chi fosse giunto fino a qui pensando che questa può in fondo essere una buona idea, e si stia chiedendo il perché del mio titolo, ho pronti tre punti (più uno bonus) che mi rendono particolarmente perplesso di fronte a questa iniziativa della nota multinazionale.

Prima di tutto parliamo dei limiti al numero di pagine: il piano Base consente di stampare 15 pagine al mese per 1 euro, con l’opzione di acquistarne ulteriori 10 sempre ad 1 euro, nel caso in cui in un mese ci fosse una maggiore necessità. 12€ all’anno non sono una cifra spropositata, ma vorrei anche dire che a me 15 pagine sembrano davvero poche: durante il primo periodo di pandemia si dovevano stampare ogni giorno le autocertificazioni per andare al lavoro e a quel punto l’opzione aggiuntiva sarebbe stata praticamente un obbligo. Ma, anche senza scomodare questi casi eccezionali, quanto spesso capita di stampare un documento di una decina di pagine? Immaginate di poterlo fare una sola volta al mese e di dover aspettare 30 giorni per poter stampare di nuovo (o di piegarvi al piccolo supplemento, ogni volta)... La libertà di avere sempre l’inchiostro a disposizione, inviato automaticamente a casa, sembra immediatamente annullata dal non poter utilizzare la macchina, cosa che mi pare di capire accadrebbe piuttosto di frequente. In merito alle offerte telefoniche o l’autonomia delle auto elettriche si parla di “ansia da ricarica”, dovuta proprio alla paura di rimanere a secco. In questi anni siamo quasi riusciti a risolvere questo problema grazie, ad esempio, alle offerte comprensive di minuti illimitati e di decine e decine di giga... Sarebbe proprio un peccato cadere di nuovo nella trappola tuffandoci nell’ansia da stampa.

A proposito di compagnie telefoniche, note per il loro comportamento truffaldino e per le cosiddette “rimodulazioni”, ovvero l’aumento dell’abbonamento deciso unilateralmente: chi ci garantisce che il prezzo e il numero di pagine mensile non varierà in futuro, stringendo lentamente il cappio attorno al collo dei poveri clienti? Acquistando autonomamente le cartucce si potrebbero scegliere altre marche compatibili (anche se pure su questo tema ci sarebbe da ridire...) e sfuggire all’aumento di prezzo, mentre qui si tratta sostanzialmente di un regime monopolistico, dato che solo HP propone questo servizio e può appunto fare il bello e il cattivo tempo a proprio piacimento.

E non è necessario pensare in malafede, dato che, nonostante il servizio esista da pochissimi anni, questo tipo di fenomeno è già accaduto: eccoci quindi al punto numero due, ovvero alla truffa del “gratis per sempre”. Tempo fa, abbinata alla vendita delle proprie stampanti, la multinazionale proponeva anche la sottoscrizione di un piano gratuito per 15 stampe mensili, come incentivo all’acquisto (e immagino anche per invogliare i clienti a provare il servizio ed eventualmente a passare a piani più costosi). L’offerta veniva pubblicizzata come gratuita a vita, letteralmente si leggeva “print free for life” sui cartelloni statunitensi.

In seguito HP ha, verso la fine del 2020, inviato una comunicazione ai clienti per informarli che il piano sarebbe stato automaticamente trasformato in quello da 1€/mese, lasciando come unica alternativa l’annullamento del contratto. Come immaginerete ci sono state proteste e rumorose lamentele anche sui social, fino al punto che l’azienda ha momentaneamente deciso di tornare sui suoi passi e di lasciare le cose come stavano. Ma il segnale rimane piuttosto chiaro, è solo questione di tempo. E questo ci porta al terzo punto del discorso: la perdita del controllo da parte degli utenti. Qui il discorso si fa molto più ampio, dato che potremmo benissimo applicarlo a molti altri gadget tecnologici, dai frigoriferi ai computer, dalle lavatrici alle automobili. L’andamento di questi ultimi decenni è chiaramente nella direzione di un aumento della complessità tecnologica, anche laddove non ce ne sarebbe bisogno. Pensiamo alle lavatrici o ai frigoriferi: all’inizio avevano giusto un paio di tasti, tanto alla fine il compito da svolgere quello era e serviva sempre un umano per caricarli e interagirci. Ora abbiamo elettrodomestici connessi che si controllano da remoto con un’app, dotati di un’intelligenza propria, o quantomeno di una propria autonomia. Autonomia che può risultarci utile, certo, ma che sposta parte del controllo dalle nostre mani a quelle di chi quegli elettrodomestici li realizza e programma. Se il frigorifero può ora ordinare spontaneamente lo yogurt a domicilio, in base al consumo previsto e in base alle date di scadenza di quello disponibile, noi avremo il vantaggio di non trovarci mai senza, ma questo vuole anche dire non essere più padroni della nostra spesa, non poter scegliere il prodotto, non poterne controllare il prezzo e le caratteristiche. Con l’inchiostro per le stampanti sembrerebbe diverso, tanto alla fine il tipo e il prezzo sono sempre bene o male quelli, ma resta il fatto che se non siamo noi a decidere di ordinarlo, bensì la stessa macchina che lo consuma (e la cui produzione è affidata agli stessi che con quell’inchiostro ci fanno i profitti a fine trimestre), qualcosa dovrebbe suonare come minimo strano.

E qui arriviamo all’ultimo punto, quello bonus, a conclusione di questa riflessione: a chi conviene tutto ciò? Senza scadere in ragionamenti anti-progresso da complottari di quart’ordine, nel mondo del commercio c’è sempre da stare un po’ all’erta e cercare di seguire il denaro, per essere consumatori consapevoli e non semplici prede inermi del più furbo. In questo caso il dubbio è più che lecito: se pubblicizzano il servizio, che ritorno ne hanno? Il sospetto è che si siano fatti i conti in tasca e abbiano concluso che, facendo una media tra chi sfrutterà ogni singola pagina e chi magari pagherà anche per quei mesi in cui stampa poco o nulla, alla fine per l’azienda risulterà vantaggioso avere degli abbonati paganti, rispetto a sporadici acquirenti di cartucce (che potrebbero potenzialmente acquistarne di altre marche). È un mix di fidealizzazione e di studio dei comportamenti dei consumatori, considerando che ciò che tiene in piedi il casinò è che il banco vince sempre. E se rischia di perdere può decidere di cambiare le regole, dato che ha il potere di scriverle e riscriverle a piacimento.

Non so, magari sembrerà un’esagerazione; ho letto anche di clienti soddisfatti e può darsi che questo tipo di servizi rappresenterà davvero il futuro. Resta fondamentale, però, ragionare sulle cose, non prenderle alla leggera perché “cosa saranno mai 99 centesimi al mese”. Occhio ai dettagli e, quando potete, evitate di stampare su carta, non solo per gli alberi ma anche per il vostro portafogli e la vostra libertà.