Sul sito di una nota marca possiamo leggere la seguente descrizione di uno spazzolino: “...alimentato da intelligenza artificiale, riconosce il tuo stile di spazzolamento e ti guida per ottenere una pulizia eccezionale ogni giorno.” Che significa?

Sono passati più di 60 anni dal primo spazzolino elettrico commerciale e sostanzialmente la tecnologia che ci sta dietro è la stessa di mezzo secolo fa: un piccolo motore a batteria fa oscillare la testina rotante, che può così vibrare molto più velocemente di quanto potremmo spazzolare manualmente. E i famosi 9 dentisti su 10 sono concordi sul fatto che questo aiuti nell’igiene orale. Quindi da dove salta fuori questa fantomatica Intelligenza Artificiale e soprattutto a cosa serve?

Partiamo dallo specificare l’ovvio, ovvero che non sarebbe corretto dire che l’Intelligenza Artificiale “alimenta” il dispositivo. Al massimo potremmo sbilanciarci a dire che lo controlla, che ne governa alcune funzioni, ma di sicuro non siamo di fronte ad una nuova misteriosa fonte di energia pulita. E se ad alcuni sembrerà una sottigliezza, per me questo è il primo segnale che la marca di spazzolini stia cercando di riempirsi la bocca (scusate l’inevitabile gioco di parole) con termini altisonanti e tecnologici, cosa che ci viene confermata sostanzialmente da ogni singola descrizione, immagine, cifra, grafica presente sul sito. Ci sono numerose pagine, ricche di spiegazioni e fotografie, che cercano di spiegare le varie innovazioni rivoluzionarie, presentate in uno stile che palesemente tenta di scimmiottare quello della Apple, scadendo però nel ridicolo e certamente nel grossolano. Anche perché di fatto, a leggere tra le righe, lo spazzolino ha semplicemente un paio di sensori, che ci indicano approssimativamente se la pressione è troppa o non sufficiente e che dovrebbero darci, tramite un’infografica su l’app collegata, un’idea dei movimenti che facciamo durante la pulizia. Premetto che non ho provato il modello, ma credo non ci voglia chissà che esperienza per capire che, sebbene ciascun essere umano sia unico, alla fine le due arcate dentali quelle sono praticamente per chiunque, quindi spacciare per “intelligente” uno spazzolino elettrico solo perché si adatta alla tua bocca mi sembra quasi come definire “smart” un asciugamano perché prende la forma della tua faccia quando ti ci asciughi.

Ma direi di chiudere qua il capitolo sull’igiene dentale, prima di scadere nella banale invettiva contro qualcosa che non meriterebbe chissà quante attenzioni. Il tema di cui volevo parlare esula dal singolo esempio e questo articolo vorrebbe avere la pretesa di affrontare, almeno superficialmente, uno dei temi chiave dell’epoca nella quale ci stiamo addentrando.

Si parla di IA da ancora prima che venissero messi in commercio gli spazzolini elettrici, ma ancora oggi la definizione e i progressi in tale campo non sono affatto chiari: possiamo leggere di sistemi in grado di pensare e agire razionalmente, ma anche in grado di produrre risultati indistinguibili da quanto farebbe un umano. Si parla di macchine e di algoritmi, ma anche di “capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività” (Sito dell’Europarlamento).

Insomma, queste IA sono umane o sono macchine? Una caffettiera alla quale vengono forniti come input dell’acqua, del caffè in polvere e del calore e che produce una bevanda buona da bere può essere definita intelligente solo perché svolge un compito in modo razionale? Intuitivamente diremmo di no, ma a quanto pare basta aggiungere su uno spazzolino una luce che cambia colore in base a quanto forte lo premi per gridare all’Intelligenza Artificiale, quindi direi che su questo tema rimango più che confuso. Aggiungiamo altra carne al fuoco: nella più nota catena di caffetterie al mondo le macchine da caffè con intelligenza artificiale esistono già oggi e il marchio sostiene di aver ridotto i tempi di attesa dei clienti del 50% e di essere in grado di anticipare i guasti e la manutenzione delle macchine al banco, in modo da non dover mai interrompere l’attività. Il tutto grazie all’IA. Nelle pubblicità si parla di frigoriferi e lavatrici dotati di IA in grado di riconoscere i prodotti inseriti o di calcolare l’intensità del lavaggio in base alla quantità e al tipo di panni introdotti. Ma più si sente parlare di IA e più si continua a girare attorno allo stesso identico tema: in questi casi si tratta quasi esclusivamente di marketing. Dato che la definizione è ampia e facilmente manipolabile a piacimento, ecco che la parola altisonante può piegarsi per etichettare prodotti molto più tradizionali, al solo scopo di renderli più accattivanti agli occhi poco informati del cliente. E il problema è come al solito che mentre il mondo della pubblicità se ne approfitta con i suoi slogan, noi rischiamo di perderci per strada il significato delle cose, fino al momento in cui potrebbero tornarci utili, ma finiremo per accorgercene quando sarà troppo tardi.

Le vere Intelligenze Artificiali dobbiamo ancora toccarle con mano e solo in alcuni campi si iniziano ad intravedere le potenzialità di macchine pensanti, come possono esserlo le automobili a guida autonoma o i software che individuano i tumori dai referti medici, già ora più efficaci degli stessi dottori in carne ed ossa. Ho fatto giusto i primi due esempi che mi sono venuti in mente, giusto per dare l’idea di quanto si può andare oltre ad un piccolo elettrodomestico da 20€. E giusto per ribadire che trovo quantomeno fuorviante definire nello stesso modo cose così distanti e con un potenziale tanto diverso. Non muore nessuno se la macchinetta del caffè automatica sbaglia orario, mentre se un sistema di riconoscimento intelligente, montato su un veicolo militare senza pilota, dovesse fare confusione anche solo per un breve istante...

Passare dall’Intelligenza Artificiale alla stupidità naturale, insita negli umani da millenni, sarebbe veramente un attimo.