Tutti sappiamo cos’è lo Spam. Ma in quanti sanno come funziona?
Dati sullo Spam nel mondo, regola delle 30 mail, automatismi segreti, affidabilità dei domini e altro... Là fuori è una giungla?
Partiamo con il dire che non si tratta di un fenomeno inevitabile. Sembrerà un paradosso, vista la quantità di pattume che tutti noi riceviamo quotidianamente nelle nostre caselle di posta elettronica, ma non è qualcosa che esiste in natura. Lo spam è generato da noi stessi, e no, non intendo dall’umanità nella sua interezza, intendo proprio i singoli utenti, spesso gli stessi che ne sono poi anche vittime. Lo spam non arriva per sbaglio al nostro indirizzo, ci arriva perché lo abbiamo in qualche modo attirato noi. A volte basta l’iscrizione ad una newsletter (come questa che state leggendo), ad uno di quei concorsi a premi dei prodotti del supermercato o semplicemente lasciare il proprio indirizzo mail come contatto, dal curriculum di lavoro, ad una registrazione su un portale. Certo, il più delle volte si tratta di iscrizioni forzate o comunque non proprio trasparenti, con il solo scopo di ottenere un vasto pubblico a cui proporre offerte, prodotti o in generale per ottenere visibilità. Altre volte, invece, ci sottoponiamo a questa tortura volontariamente, sperando di riceverne qualcosa in cambio, come ad esempio un’informazione utile o un coupon omaggio di qualche tipo. Il trucco sta nel dimenticarsene, per poi ritrovarsi a distanza di qualche anno a naufragare in un quantitativo di messaggi troppo grande per essere gestito, figuriamoci letto per intero.
E qui abbiamo il primo grande paradosso dell’era digitale che stiamo vivendo: l’abbondanza, anzi l’eccesso, di informazioni come principale ostacolo alle informazioni stesse. Non siamo più in grado di rimanere aggiornati su ciò che ci interessa perché sommersi da troppo rumore di fondo. Tenete conto che, statisticamente, le mail di spam rappresentano tra il 55 e l’85% del totale dei messaggi ricevuti quotidianamente da un utente medio. Messaggi che non hanno alcuna utilità, ma che comunque contribuiscono all’inquinamento visivo e globale: può sembrare una sciocchezza di poco conto, ma in media un messaggio elettronico causa l’emissione di circa 4g di anidride carbonica, quanto la produzione di un foglio A4. E non è da non sottovalutare, vista la facilità con cui una mail può essere inviata a molteplici destinatari, portando rapidamente queste cifre fuori controllo.
Come potremmo fare ciascuno la propria parte ed evitare, quanto più possibile, di subire e generare ulteriore caos? Prima di tutto evitando di produrre messaggi inutili, di inviarli a più destinatari di quanti sarebbe necessario ed evitando la risposta a tutti, salvo casi veramente eccezionali (e a tal proposito andrebbero rispolverate anche quelle abitudini di comportamento online che fanno parte della, purtroppo ormai obsoleta, Netiquette. Ma non mi dilungherò ora su questo argomento).
E in merito alla ricezione? Come “difendersi”? Qui alcuni trucchi ci vengono in aiuto da chi si occupa di produrre spam per lavoro, ad esempio chi lavora nel campo della pubblicità online. Per assurdo anche i professionisti non hanno vita facile: inviare newsletter a molti destinatari non è immediato come per un utente normale potrebbe sperimentare personalmente, a causa di una serie di meccanismi di internet, di come funziona la posta elettronica e i vari provider che la gestiscono, spesso gratuitamente, per tutti noi. Non ci sono numeri e leggi precise, ma basti considerare che un invio inizia ad essere trattato con sospetto dalle principali caselle di posta quando vengono superati i 30-50 destinatari. Il più delle volte questo non significa nulla, ma nel lungo periodo i vari indirizzi che si occupano di questi invii massivi vengono via via ostacolati e talvolta persino bloccati. Il che genera il fenomeno delle Promozioni e di quelle altre cartelle dai nomi simili (Spam, Social, ecc..) che spesso troviamo nella casella di posta: in automatico vengono qui smistate le mail che, per vari motivi, tra cui ad esempio l’elevato numero di destinatari oppure la presenza di un oggetto in maiuscolo o particolari allegati, vengono considerati messaggi meno importanti. Ecco, noi utenti finali possiamo contribuire a questa classificazione, segnalando manualmente quei messaggi che ricadono nella categoria sbagliata, sperando che non ricapiti una seconda volta.
Non lasciamoci scoraggiare dal fatto che ricapiterà eccome, vista la grande approssimazione con la quale vengono gestiti i messaggi, e spesso anche con risultati particolarmente fastidiosi, ad esempio quando una mail di conferma per registrarsi ad un sito o richiedere il reset di una password viene erroneamente etichettata come spam e viene persa o perdiamo molto tempo per recuperarla... È uno dei prezzi da pagare. Concludo con una dritta, per chi arrivato a questo punto si dovesse sentire un po’ in balia degli eventi e con il morale a terra: può valere la pena perdere un pomeriggio ad organizzare i filtri manuali della propria casella, per poi guadagnarci una lettura ben più tranquilla e rilassata della posta nei mesi seguenti, credetemi. Per chi ha Gmail le impostazioni sembrano scritte in un linguaggio antico e tutto da interpretare, per tutti gli altri buona fortuna anche solo a trovarle, ma una volta capito il trucco diventa abbastanza facile gestirsi tutto quanto: basta creare delle regole e delle sottocartelle, scegliendo quali indirizzi, parole chiave, oggetti e altre caratteristiche vogliamo smistare e dove. Seguire un video tutorial o organizzarsi tramite uno schema, anche su carta se necessario, prima di iniziare sono due ottimi modi per investire un’oretta del proprio tempo in modo oculato. Provate e fatemi sapere!
Potete contattarmi a questa mail. Una mail singola, però, evitiamo i "rispondi a tutti", grazie.