In un mondo in cui la gente non toglie gli adesivi dai display, abbiamo davvero bisogno di tutta ‘sta qualità? Tokyo 2021, le prime olimpiadi registrate in 8K. Tamberi vince l’oro nel salto, l’asticella della definizione si alza, ma questa non è una gara.

La scrittura di questo pezzo ha richiesto oltre due anni di lavoro.

E non lo dico per giustificare l'ennesima assenza di questi ultimi numeri, né per prepararvi ad un potenziale articolo da Pulitzer; rimango comunque insoddisfatto del risultato di questo testo. Dico soltanto che ho rimandato e procrastinato perché non avevo idea di come trasmettere in maniera chiara quelle che mi sembravano semplici sensazioni e pareri personali. Più passava il tempo, però, e più mi convincevo che fosse necessario provare almeno a fare un tentativo, cercando di dare il massimo e sperando per il meglio. Buona lettura!

Sono abbastanza sicuro che verrà spontaneo rispondere di no a questa domanda, ma sono altrettanto certo che, tra qualche giorno, farete caso a questo fenomeno e vi accorgerete che è ben più comune di quanto si pensi: vi è mai capitato di notare sugli elettrodomestici in casa vostra (o di amici) la presenza degli adesivi promozionali che solitamente si trovano sui prodotti esposti nei negozi? Oppure potrebbe esservi capitato di notare, alla fine di alcuni video trovati su internet, l'apertura del Centro di Controllo di iPhone, quello che vedete nell'immagine qui sotto, per intenderci.

E quindi, direte voi, dove sta la meraviglia, la notizia? Ecco, questo è il secondo punto chiave del fenomeno: non solo è difficile da osservare e, nonostante sia sotto gli occhi di tutti, in pochissimi ci fanno caso, ma è anche e soprattutto di scarsissimo interesse. Che è un po’ anche la ragione stessa per la quale il fenomeno esiste dal principio.

Alla gente non interessa il Bello.

Si tratta chiaramente di una provocazione, di una semplificazione e di una generalizzazione più che approssimativa. Ma da come stanno le cose è sostanzialmente la sintesi di ciò che ci circonda. Le persone, il consumatore medio, l’utente comune di un servizio, spesso considerano tante altre caratteristiche come prioritarie rispetto alla bellezza. Con questo non voglio dire che il design dei prodotti sia totalmente ininfluente sulle scelte di acquisto, viviamo pur sempre in un mondo in cui uno dei settori trainanti dell’economia è quello dell’abbigliamento, settore in cui palesemente la moda e la forma trionfano sulla praticità. Dico però che, in tanti aspetti della nostra quotidianità, l’occhio non arriva per primo, ottiene la sua parte magari, ma dopo che il grosso della torta è già stato spartito tra pancia e portafogli.

Sono altri gli istinti che ci guidano nell’acquisto, ad esempio, di un elettrodomestico o di un computer, ambiti in cui, se escludiamo le solite nicchie di appassionati che non mancano mai, i design si ripetono, la competizione sui prezzi è una semplice gara al ribasso e in cui, anche giustamente, si valutano molto le prestazioni.

E qui tocca fare una precisazione: non intendo sostenere che la forma debba venire prima della funzione, anche perché di computer dai design assurdi e inutilmente sottili, ma che poi scaldano e perdono una fetta importante di prestazioni ne abbiamo fin troppi esempi. Io stesso per anni ho avuto come pc principale un aggeggio da me assemblato che avrebbe fatto venire la voglia di cavarsi gli occhi con un cucchiaino, ma che rispettava tutte le caratteristiche di potenza e consumi che desideravo. Se fosse questo il problema, non avremmo nessuna preoccupazione da porci. No, il problema è un altro: la gente è convinta di guardare al design, a volte spende per apparire o per auto-gratificarsi, ma poi si perde comunque in un bicchiere d’acqua senza rendersene conto. È questa dicotomia tra realtà e percezione personale che voglio evidenziare oggi, e per la quale ho scelto l’esempio degli adesivi antiestetici.

Il frigorifero non lo compri brutto e funzionale, no; lo compri di marca, scintillante, dalle forme moderne, e poi ti “dimentichi” di togliere la scritta colorata con le classi energetiche, il bollino dei 4 anni di garanzia inclusa e talvolta pure l’etichetta con il prezzo del negozio. Ma l’apice viene raggiunto con televisori e monitor, degli oggetti che sono pensati per essere guardati per centinaia di ore al mese. In bella vista, sulla cornice, spessissimo mi è capitato di vedere, anche dopo anni dall’acquisto, quegli adesivi con scritto di quanti pollici è lo schermo, magari con una parte dorata con scritto 4K, in modo fiero e troneggiante. Impossibili da non notare.

E se all’inizio rimanevo spiazzato da questo pugno in un occhio, che a quanto pare stavo prendendo solo io, piano piano ha iniziato a farsi strada un dubbio: se questo fenomeno è così comune, forse ha radici più profonde e più complesse, che vanno al di là della semplice sciatteria. Una di queste, e sicuramente la più semplice che mi viene in mente, è dovuta all’ignoranza, alla scarsa conoscenza dei prodotti tecnologici. Mi è capitato di far notare in numerose occasioni che tali pellicole e cartellini si potessero rimuovere, ottenendo come risposta uno sguardo sorpreso e in parte anche spaventato, come se stessi suggerendo di manomettere gli apparecchi, come se a rimuovere quegli adesivi si fosse rischiato di comprometterne il funzionamento elettrico. Assurdo ai miei occhi, ma forse un po’ meno folle agli occhi di chi non ci aveva mai pensato in quel modo.

Però no, ancora non ero convinto. Mi sembrava che ci fosse anche dell’altro, qualcosa che mi stesse sfuggendo. Fino a quando, nell’ennesimo tentativo di spiegare questo fenomeno, non mi sono incartato in una frase che mi ha incidentalmente portato ad una rivelazione: gli adesivi “del negozio” li hanno i prodotti nuovi. Le pellicole, quelle parti di imballaggio che servono a non rovinare gli angoli, i foglietti che illustrano le caratteristiche... Sono tutte cose che troviamo nella scatola, quando il prodotto lo acquistiamo e lo accendiamo per la prima volta. E sono tutte cose alle quali attribuiamo un valore intrinseco, perché quello è il momento in cui l’oggetto comprato ha il suo valore massimo, che sarà poi inevitabilmente destinato a decrescere nel corso del tempo.

Penso che qui stia la chiave del fenomeno: non è che alla gente non piacciano le cose belle, è il concetto stesso di bello che si basa, oltre che su canoni oggettivi e su gusti estetici personali, anche su elementi totalmente astratti e intangibili come la percezione che abbiamo di un oggetto. Percezione che è diversa da ciò che quell’oggetto realmente è. Nel caso della tecnologia, dove il linguaggio visivo è ben più recente di monili e vestiti, e dove l’obsolescenza ha un ruolo chiave, vista la velocità con cui i gadget divengono vetusti, il concetto di bello si lega a doppio filo con il concetto di nuovo, di lusso, con il prezzo, con le funzioni, anche quelle che non servono o che non utilizzeremo mai.

E il riferimento allo screenshot dell’iPhone? E Tamberi? L’abbiamo saltato?

Nono, niente panico. Lì si tratta semplicemente di esempi che sottolineano l’abisso che separa i due estremi: il mondo dei professionisti, di chi si occupa di riprese all’interno di grandi produzioni, e il pubblico che dovrebbe fruirne. Le scorse olimpiadi di Tokyo sono state registrate in una qualità mai vista, sia nel senso che si trattava della prima volta, ma anche nel senso che nessuno le ha effettivamente viste in quella definizione. Non esistono televisori 8K in commercio, n’è canali in grado di trasmettere contenuti di quel tipo. A malapena riusciamo ad avere qualche ripresa in 4K, e tra l’altro gran parte delle persone non ne coglie i dettagli, quindi che senso ha andare oltre? C’è chi dice che i filmati olimpici saranno utili in futuro, ma onestamente in un mondo in cui la qualità dei video va via via peggiorando, dato che la gente li condivide come registrazioni dello schermo dei cellulari (“dimenticandosi” poi di togliere la parte finale, con il menu che stoppa l’effettiva registrazione) sui vari social network dal formato verticale... Non so, magari sbaglio io, ma sinceramente non vedo perché dovremmo aver bisogno di tutta questa qualità.

Lascerei che a puntare in alto sia chi poi si porta a casa una medaglia d’oro. Ma senza la scritta 4K.