L’UE chiede un solo tipo di connettore per ridurre i rifiuti elettronici, ma... Funzionerà?

Alla fine la legge è passata: con 602 voti favorevoli e 13 contrari, il Parlamento Europeo ha deciso per uno standard unico per i connettori, i cavi e i caricatori di smartphone, tablet, computer portatili e fotocamere. Dal 2024 per i telefoni e dal 2026 per i pc sarà obbligatorio l’uso di un solo tipo di porta, interscambiabile tra tutti i dispositivi, di ogni forma, marca e dimensione.

La porta in questione, una sola per dominarle tutte, è ovviamente la USB di tipo C, di cui avevo già parlato alcuni anni fa in “Type-C: occasione o confusione” (da NewsFromTheWeb n°9 - 2018), auspicandone proprio l’adozione massiva come standard anche dal punto di vista legislativo. Una vittoria, quindi? Sì, ma con un grosso MA.

Nell’articolo in questione parlai anche di un grande pericolo, che questa legge non è in grado di allontanare, ovvero che, una volta liberati dal groviglio fisico dei cavi, ci ritroveremo incastrati negli standard digitali. Ed è un po’ quello che sta accadendo ora. Prendiamo i nuovi iPhone, ad esempio. Come gli scorsi anni, Apple ha presentato due modelli, quello “liscio”, meno costoso e più popolare, e quello “Pro”, pensato per chi vuole il meglio. Una delle principali novità di quest’anno è stato l’abbandono del connettore introdotto nel 2012, in favore della USB-C, all’epoca non ancora in commercio, ma ormai universale. Paradossalmente si tratta di un connettore più grosso e leggermente meno comodo, ma anche i vantaggi sono innegabili, uno su tutti la maggiore velocità di trasmissione dei dati. Circa.

Dico "circa" perché se questo è vero sui modelli Pro, sugli iPhone “normali” la velocità rimane la medesima delle precedenti generazioni. Il nuovo connettore non porta nessuna novità, in quanto il collo di bottiglia è rappresentato dal controller presente nel Soc e da precise scelte di marketing, volte a differenziare i due modelli, spingendo sull’acquisto del più costoso.

Ho preso Apple come esempio perché era un confronto abbastanza facile tra due modelli soltanto, ma immaginatevi il caos di dover confrontare tra loro migliaia di dispositivi diversi, tutti con lo stesso “buco”, ma con elettronica diversa al loro interno, impossibile da riconoscere senza leggere le specifiche tecniche (e talvolta difficile da trovare pure tra le informazioni ufficiali del prodotto).

Per quanto riguarda la potenza di ricarica il problema si pone di rado, ormai, visto che teoricamente i dispositivi e i trasformatori dovrebbero riconoscere da soli a quale potenza massima potersi assestare una volta collegati alla corrente, rischiando al massimo una ricarica più lenta del massimo teorico, ma quasi sicuramente senza rischi di incendio o di folgorazione.

Sui dati, però, il discorso cambia. E non basta conoscere i due dispositivi che vogliamo collegare tra loro, perché persino il cavo può fare una differenza enorme. Non tutti i cavi, non tutti i device e non tutti i protocolli di trasmissione si supportano vicendevolmente, anche se magari tutti sono accomunati dalla presenza del connettore di tipo C. Spesso l’unica via per scoprire questa incompatibilità è provare fisicamente a collegare il tutto, per ritrovarsi lo schermo nero per l’assenza della corretta uscita video, o una trasmissione di dati impossibile o estremamente lenta. Certo, non si tratta di un dramma, in un mondo in cui Amazon offre la consegna in 24 ore e il reso gratuito del cavetto sbagliato, ma trovo assurdo che in alcuni casi praticamente non ci siano alternative, in un panorama dove i cavetti oscillano tra i 3 e i 150€ di prezzo: insomma, il sospetto che qualche differenza tra i modelli ci sia dovrebbe pur sorgere, no?

E invece no, tutti con lo stesso nome, tutti con la stessa forma, tutti con la stessa legge. Vi terremo aggiornati su quando affronteremo la seconda metà del lavoro, per ora accontentatevi di poter caricare il rasoio da barba e il pc portatile con lo stesso cavo.