Ultimamente ascolto, mio malgrado, molta radio pop-generalista. La musica è quello che è, il livello dei discorsi pure, ma devo dire che potremmo anche considerarlo un buon metodo per mantenere un certo contatto con il “popolo”, almeno dal punto di vista tech. Mi spiego meglio: tutti noi siamo mossi da passioni, interessi personali e dalla naturale predisposizione per alcune tematiche o abilità in particolare. Anche gli informatici non sono esenti da questo fenomeno, con il risultato che la loro percezione del mondo risulta alterata, secondo un meccanismo simile a quello delle cosiddette bolle dei social network. Questo problema ha poi degli effetti negativi concreti, dal momento che chi progetta i programmi tende spesso a dare per scontate certe abitudini (vedasi “Abitudini buone”, da NewsFromTheWeb n°21 - 2022) o conoscenze che in realtà buona parte degli utenti comuni non condivide. Insomma, farsi un bagno di realtà ogni tanto fa bene a se stessi e alla collettività.

Detto questo, oggi vorrei parlare di un paio di discorsi che mi è appunto capitato di sentire in radio. Il primo caso è gentilmente offerto dai DJ di Radio 105 e da una loro conversazione sulla sicurezza stradale. Parlando di automobilisti pericolosi e di pedoni distratti i due speaker radiofonici hanno commentato che non si fidano a camminare per strada con le cuffiette di ultima generazione, in quanto troppo isolanti dal punto di vista acustico. Uno dei due ha proprio citato espressamente gli AirPods Pro, l’ultimo ritrovato di Apple per quanto riguarda gli auricolari senza filo con cancellazione attiva e passiva del rumore, quindi sappiamo esattamente di cosa stesse parlando. Da un lato hanno certamente ragione, il problema dell’ascoltare la musica per strada, magari ad alto volume, viene evidenziato da decenni, praticamente da quando esiste un modo per portare con sé le canzoni nel traffico. E pare un’ovvietà: se si è distratti da qualcosa o peggio se il volume è troppo alto, si potrebbe rischiare di non accorgersi di un veicolo in avvicinamento o di una sirena di un’ambulanza, per esempio. Ma qui non si parla di musica hard rock sparata al massimo, bensì di una novità degli ultimi anni: le cuffiette ora non si limitano ad aggiungere musica ai suoni della strada, bensì si occupano anche di attenuare il rumore tramite una serie di microfoni direzionali e di algoritmi in grado di analizzare il mondo esterno, per poi produrre in tempo reale delle frequenze opposte che vadano ad annullare ogni elemento indesiderato. Questa è ciò che viene chiamata cancellazione attiva del rumore, che va a sommarsi all’effetto tappo che ovviamente qualcosa che copre o che viene inserito nell’orecchio finisce inevitabilmente per creare. Gli ultimi modelli sono particolarmente efficaci nell’attenuare i rumori e i fruscii, al punto che in molti iniziano ad indossarli anche senza ascoltare nulla, solamente per avere una sensazione di silenzio anche in un luogo affollato. Per tutti coloro che in questo momento si staranno immaginando orde di pedoni e ciclisti che si lanciano sulle strisce pedonali come zombie, incapaci di cogliere i pericoli, devo affrettarmi però a fare una precisazione: come per molti strumenti, anche in questo caso dare la colpa all’oggetto in sé sarebbe sbagliato, oltre che riduttivo. Quello che forse non tutti sanno è che lo stesso meccanismo che utilizza i microfoni esterni per annullare i rumori può funzionare a nostro vantaggio: magari non vale per tutti i modelli, ma certamente le AirPods di Apple sono dotate di quella che viene chiamata Modalità Trasparenza, che funziona esattamente come ci si aspetta dal nome. I suoni esterni vengono lasciati passare senza alcun tipo di filtro e chiunque abbia provato questa tecnologia ne è rimasto soddisfatto, descrivendo positivamente la sensazione di non avere nulla nelle orecchie, attivabile e disattivabile a piacimento con un semplice tocco. Magari i due DJ della radio conoscono questa funzionalità e sono solamente pigri o erano banalmente in cerca di un argomento di discussione, giusto per fare polemica e occupare 3 minuti di trasmissione, ma il problema di fondo rimane: quante volte mi è capitato di trovare gente che si lamentasse di problemi dei nuovi gadget tecnologici, problemi dovuti semplicemente all’ignoranza o all’incapacità nell’utilizzo. E posso anche in qualche modo comprendere le motivazioni dietro a questo fenomeno: una volta bastava collegare un cavo al dispositivo e ascoltare la musica, mentre ora persino le cuffiette sono diventate più complicate. Hanno una batteria, vanno abbinate tramite una procedura non sempre immediata e hanno delle funzioni che prima non esistevano. Insomma, capisco che si stia perdendo una certa naturalezza anche per queste piccole cose, in cambio anche di alcuni vantaggi, certo, ma appunto capisco chi preferirebbe rimanere in un mondo più semplice e con meno cose di cui preoccuparsi.

Rimanendo in argomento, prendo ora spunto da un secondo tema, sempre emerso grazie alla radio, anche se in questo caso si tratta di uno spot pubblicitario di cui credo esista anche la versione televisiva. Parlo della campagna “Please, don’t call” di una nota compagnia telefonica, potrebbe esservi capitato di sentirla. In breve: ci vengono mostrate una serie di possibili situazioni in cui una telefonata potrebbe dare fastidio e ci viene presentata la soluzione, ovvero l’app della compagnia telefonica, che ora sarebbe in grado di bloccare i numeri spam, i call center e le varie chiamate indesiderate. Si tratta di un servizio in più, per fidealizzare i clienti, e non ci vedo nulla di male (se non che anche in questo caso hanno dovuto infilare paroloni a forza e l’ormai immancabile IA che poco c’entra con questo argomento, ovviamente). Spero però di non imbattermi in qualcuno che lo ritenga davvero una novità, dato che non lo è. Praticamente da quando esistono gli smartphone, infatti, esistono app che svolgono esattamente questo tipo di lavoro, così come esiste la possibilità di silenziare il telefono e di attivare le varie modalità non disturbare, che negli anni si sono sempre più evolute. Sia su Android che su iPhone esiste anche la possibilità di impostare manualmente i vari filtri chiamate e addirittura la possibilità di automatizzare gli orari in cui ricevere un certo tipo di chiamate, così da non essere mai svegliati di notte o chiamati durante gli orari di lavoro, per esempio. E appunto parliamo di funzioni che, sebbene siano poco utilizzate, esistono da talmente tanto tempo da non lasciare nessuna giustificazione a chi disturba al cinema o rovina un appuntamento romantico dimenticando la suoneria accesa. Al massimo a me capita il problema opposto, ovvero di non essere raggiungibile quando sono impegnato in altro, ma per quello esistono i messaggi o la segreteria telefonica: personalmente mi sembra più che naturale non piegarsi alle notifiche del proprio smartphone, ne va del proprio relax e della propria salute. Ma a quanto pare l’esistenza di spot come questo serve a ricordare a quelli come me che per la maggioranza della popolazione la tecnologia è ancora vista come qualcosa di oscuro e indecifrabile, difficile da domare e da controllare. A meno che la soluzione non venga fornita comodamente, magari a pagamento, ma senza che ci sia la necessità di fare alcuno sforzo. Come al solito, magari si tratterà di una mia esagerazione, ma questo è ciò che mi sembra di vedere: tanti pigri e alcuni furbi che se ne approfittano. E personalmente trovo non sia invidiabile far parte di uno di questi due gruppi. Il consiglio che posso dare è: occhi aperti, Popolo!